USA, 2007
Regia: Jonah
Markowitz
Cast:
Trevor Wright, Brad Rowe, Tina Holmes, Jackson Wurth, Ross Thomas
Sceneggiatura: Jonah Markowitz
Trama (im)modesta – Zach è un ragazzo di San Pedro con un
sogno infranto nel cassetto (la scuola d’arte che voleva frequentare non lo ha
accettato), una famiglia problematica sulle spalle composta da sorella maggiore
che gli delega continuamente il compito di occuparsi del figlio Cody e da padre
invalido e una vita abbastanza deprimente fatta di lavori in supermercati e
cucine di tavole calde e surf occasionale. Quando torna in città Shaun,
fratello maggiore del miglior amico di Zach, che lo incoraggia a inseguire i
suoi sogni, fra i due si sviluppa una forte amicizia che finisce per sfociare
in un rapporto amoroso.
La mia (im)modesta opinione – Cosa mi ha spinto a vedere
Shelter? Quando ho iniziato a guardarlo già avevo in mente il classico filmetto
a tematica LGTB su un introverso e gracilino sedicenne che scopre le passioni
di Sodoma, litiga con i genitori, viene perseguitato dai bulli e trova conforto
nell’immancabile (e di solito bellissimo) coetaneo che lo inizia al sesso.
Insomma il classico tritume da bildungsroman in salsa omosessuale. Con Shelter
ho sbagliato alla grande. Con una sceneggiatura essenziale e semplice, il
regista Markowitz imbastisce una storia di rivalsa personale che ha come
componente la scoperta dell’omosessualità ma che non fa di questa scoperta una
scusa per mettere in scena scenette erotiche fra attori pseudoadolescenti o per
parlare di noiosi (e superati sensi di colpa).
Insomma l’approccio maschile alla faccenda
dell’omosessualità e il ridimensionamento di tale faccenda da motore tragico
(nel senso più deteriore del termine) a catalizzatore della riscoperta di sé
fanno solo del bene al film. Altra bella scelta del regista è stata quella di
assumere attori né bellissimi ma nemmeno brutti (ho recentemente sviluppato
avversione per la fisiognomica lombrosiana in stile Bruno Dumont) e soprattutto
eterosessuali che riescono a togliere dai loro personaggi ogni effeminatezza e
mollezza di troppo. Insomma Shelter riesce a trattare la questione omosessuale
in maniera adulta, consapevole e soprattutto non sensazionalistica cercando la
scena pruriginosa, l’addominale scolpito, la scabrosità gratuita.
Oltre dunque a trattare la liaison dangereuse di Zach non
come un’esplosione di (dannosa) sessualità repressa ma come un rapporto
omosessuale “alla greca” (ovvero un rapporto che trascendeva la semplice
lussuria per cementare l’unione civile e sociale fra uomini pari) che diventa
il veicolo di una presa di consapevolezza importante perché permette a Zach di
stabilire i propri obiettivi nella vita e di uscire dalla trappola di
responsabilità e scaricabarile vari impostagli dalla sorella, madre
inadempiente e personaggio scocciante ma profondamente umano. È l’umanità,
dunque, che ho apprezzato in questo film insieme anche alla sua atipicità:
scoperto l’orientamento sessuale di Zach nessuno lo abbandona né è perseguitato
da non si sa quale stigma sociale.
Un film fortemente positivo, fortemente reale, umano e
sincero. No, non è un grande film, non annuncia né grandi verità, non è
impregnato da chissà quale filosofia profonda ma a volte questo è un bene:
negli ambienti cinefili, spesso così soffocati dalla presenza di bizzarrie
filmiche e gustosi barocchismi, Shelter è un respiro di aria fresca, lontano da
ogni intellettualismo ipocrita (dateci il diritto di essere sciocchi: l’autorialità
di un film si vede anche dalle piccole cose) costruisce un’operetta che è
appunto, come annuncia la stessa parola inglese shelter, un rifugio, un
nascondiglio. Perdetevelo se volete: non ne morirete. Ma se volete guardare un
film intelligente a cuor (e cervello) leggero, tenetevelo bene a mente.
Se ti è piaciuto guarda anche... – Iniziamo da un film che è
brutto, ma che, vedendo, vi farà rendere conto di come un film
sull’omosessualità non vada realizzato, dunque il tremendo Sommersturm (2004)
di Marco Kreuzpaintner. Passando a qualcosa di più guardabile vi consiglio
l’intelligente e piccante Boy Culture (2006) di Q. Allan Brocka, lo stupendo
L.I.E. (2001) di Michael Cuesta, il francesissimo Grande École (2004) di Robert
Salis, l'esplosivo Ka-Boom (2010) di Gregg Araki e The Mudge Boy (2003) di Michael Burke.
Scena cult – Ahimè nessuna. Lo avevo detto che non era un
grande film.
Canzone cult – Profusione di canzonette pseudo-indie,
pseudo-californiane, pseudo-surfiste. Nulla di rilevante.
se non è un grande film, posso anche farne a meno. sebbene ultimamente abbia anche visto tanti film pessimi...
RispondiEliminaa proposito del titolo, ti consiglio take shelter: non ricordo se ne hai parlato o meno, però visto che c'è jessica chastain credo tu l'abbia già visto..
L'avevo scaricato ma era quello sbagliato. Lo sto scaricando adesso fra la tua recensione, la Chastain e il trailer mi sa che è il mio film in assoluto.
Eliminada come ne parli sembra un titolo interessante, e mi ha incuriosita parecchio, lo cercherò ^_^
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