giovedì 7 febbraio 2013

LES REVENANTS (2012), Fabrice Gobert


Francia, 2012
Regia: Fabrice Gobert,  Frédéric Mermoud
Cast: Yara Pilartz, Jenna Thiam, Frédéric Pierrot, Clotilde Hesme, Anne Consigny, Pierre Perrier, Céline Sallette, Alix Poisson, Guillame Gouix, Swann Nambotin, Ana Girardot,  Grégory Gadebois, Jean-François Sivadier
Sceneggiatura: Fabrice Gobert


Trama (im)modesta – In un piccolo villaggio di montagna francese, i morti si risvegliano e tornano alle proprie case. Non sono zombie, non sono vampiri. Tornano esattamente come erano prima, pienamente umani eppure ci sono un paio di dettagli dissonanti: hanno sempre una gran fame, non hanno bisogno di dormire, non ricordano nulla circa la loro morte. E così tornano a bussare alla porta dei loro cari la piccola Camille, morta in un incidente d’autobus; Simon, suicidatosi il giorno del proprio matrimonio; Victor, ragazzino ucciso da una coppia di ladri; Serge, feroce serial killer morto anni e anni addietro. Il ritorno dei morti sconvolge le vite di tutti gli abitanti della piccola cittadina, ma non è il solo fenomeno misterioso: il livello d’acqua della diga prende a scendere vertiginosamente, gli animali delle montagne circostanti affogano in massa nel lago, strane piaghe ulcerose appaiono sui corpi dei vivi e dei morti…


La mia (im)modesta opinione Les Revenants è una serie sbalorditiva. Ed è incredibile come un dramma soprannaturale insieme così testo e così delicato sia riuscito per otto puntate diverse a rimanere stabile, senza nessuno scivolone di stile e con un pregio filmico altissimo. Merito dell’autore Gobert, che ha monopolizzato la direzione della serie a tutti i livelli (è autore di tutti gli episodi, che ha diretto per metà); merito dei bravissimi attori, volti non sconosciuti ai frequentatori, come il sottoscritto, di film d’autore come il Frédéric Pierrot de La Guerra è Dichiarata o la Céline Sallette della meraviglia filmica L’Apollonide, oppure lo stupendo Pierre Perrier, già visto nel visivamente forte Douches Froides e nel più recente (e, a dir dei critici, estremo) American Translation.


E Les Revenants è una serie estrema, nel suo genere; una serie che non si ferma davanti a nulla. Senza nessuna gratuità ci vengono mostrate violenze efferate, suicidi, scene di sesso esplicito che la HBO si può solo sognare, sequenze puramente horror, drammi familiari. Una televisione in stato di grazia, ecco cosa abbiamo davanti con Les Revenants, una televisione che anche in Europa è finalmente riuscita a toccare gli eccelsi livelli di altre serie tv che hanno fatto della vicinanza all’impegno e all’approfondimento del cinema una vera e propria raison d'être. Si può dire, fuor da ogni dubbio, che Les Revenants sia, con soli otto episodi, un istantaneo pezzo della cultura pop di oggi, imprescindibile lezione di stile “francese”: profondo, intellettuale, intenso e lirico. Non siamo dalle parti di The Walking Dead (non nella prima metà della serie, almeno) ma piuttosto nelle atmosfere rarefatte di Twin Peaks.


Certo, nonostante la grande qualità, nemmeno Les Revenants non è esente da marchiani difettacci, comunque scusabili in ragione della superba qualità artistica del prodotto finale. Vero è che il finale di stagione è aperto, ma l’autore non si preoccupa di rispondere a nessuna delle domande che pone: perché Simon si è suicidato? Perché gli animali si gettano nel lago? Perché le ferite misteriose? Passano otto episodi eppure nessun mistero viene svelato. Strano, dato che lungi dall’essere nato come prodotto commerciale, Les Revenants vedrà una seconda stagione solo nel 2014. Ma scusiamo Gobert: moltissimi autori hanno iniziato e finito senza sapere dove stessero andando a parare e hanno realizzato serie belle la metà di questa. Les Revenants rimane un prodotto incomparabile per scavo psicologico e suggestività e speriamo di vederlo tornare al più presto sopra i nostri teleschermi.


Se ti è piaciuto guarda anche... – Lo stracult Twin Peaks (1990-1991) di David Lynch e Mark Frost, il più recente The Walking Dead (2010-…) di Frank Darabont e Ai Confini della Realtà (1959) di Rod Serling. La serie è tratta da un film francese omonimo, abbastanza mediocre, ma che val la pena segnalare: Les Revenants (2004) di Robin Campillo. Per raffinati drammi supernaturali, suggerisco invece il classico Il Sesto Senso (1999) di M. Night Shyamalan, La Zona Morta (1983) di David Cronenberg e Amabili Resti (2009) di Peter Jackson.


Scena cult – Il finale del sesto episodio, la scena della farfalla che spacca la teca di vetro, gli incontri fra Adele e Simon.

Canzone cult – Tutte quante. La musica è affidata al gruppo scozzese Mogwai che fa un lavoro semplicemente incredibile. Più bella di tutti è la stupenda sigla.

6 commenti:

  1. serie capolavoro!
    il finale di stagione in effetti è un po' troppo aperto, però mi sa che l'hanno fatto anche per non bruciarsi subito tutto. per questo aspetto hanno fatto un po' troppo gli americani :)

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    1. La serie è qualcosa di spettacolare, lo ammetto, però l'hanno lasciata solo in forma di presentazione. Anche perché non si dà risposta (ma nemmeno indizi) su qualunque "mistero" che viene proposto. Comunque è una serie proprio avanti. Speriamo che arrivi presto la seconda stagione.

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  2. Risposte
    1. Vai avanti spedita: è sempre più spettacolare.

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  3. Molto interessante questa serie. Non la conoscevo, ma da cultore dell'horror francese cercherò senz'altro di recuperarla. Grazie per la segnalazione, e complimenti per il blog.

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    1. Ti dirò, il registro horror è adottato solo in certi frangenti. Per il resto si rimane su un soprannaturale alla Shyamalan. Ma sono sicuro che ti piacerà da morire: la bellezza della serie è innegabile.

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