venerdì 26 ottobre 2012

THE LOVED ONES (2009), Sean Byrne


Australia, 2009
Regia: Sean Byrne
Cast: Xavier Samuel, Robin McLeavy, John Brumpton, Victoria Thaine, Richard Wilson, Jessica McNamee
Sceneggiatura: Sean Byrne


Trama (im)modesta – È il momento del ballo scolastico e Brent, raro esemplare di metallaro fighetto, declinerà l’invito di Lola Stone: lui al ballo deve andare con la fidanzata. Madornale errore. Brent infatti scoprirà a sue spese (spese tremende) che l’amore non corrisposto ha il sapore del sangue: il padre di Lola lo rapisce e lo porta in casa. Perché ogni ragazza avrebbe bisogno di essere la regina del ballo e poco importa se il ballo lo si fa a scuola o lo si mette in scena nel salotto di casa, con tutta la famiglia. Ma a Brent andrà peggio: l’allegra famigliola Stone ha l’hobby di collezionare “amichetti” da tenere come animali domestici. Brent non sarà d’accordo con queste risoluzioni, e per questo gli Stone proveranno su di lui tutti i mezzi di persuasione più efficaci per organizzare il ballo perfetto, e tenersi Brent per sempre.


La mia (im)modesta opinioneBella in Rosa incontra Hostel. Non c’è storia: l’Australia (come anche il Quebec, il Belgio e la Danimarca) è ormai una garanzia di altissimi livelli di cinematografia. The Loved Ones è un film sulla carta banalotto ma che viene portato avanti con un talento visivo di così rara bravura e con una regia tanto acida e tagliente che riesce a giocolare alla perfezione ora col registro grottesco ora con quello del più crudo torture porn. Perché, va detto anche questo, fra iniezioni di farmaci, trapanamenti craniali, piedi inchiodati per terra, cannibalismi, incesti, sgozzamenti, The Loved Ones è uno dei film più violenti che vi capiterà di vedere. Ma c’è di più (e questo ha dell’incredibile) in mezzo all’intero repertorio di numeri da grand-guignol, la pellicola di Byrne riesce anche a trovare ironia – un’ironia volatile, quasi invisibile, ma che si rivela bene riflettendo sul film: Lola è la classica ragazza che ha visto troppi film da ballo scolastico e ora è chiusa dentro una propria allucinazione privata.


Ironia, ho detto; e ironia che travalica gli stessi generi. Tutte le tappe chiave di film come Kiss Me o il sopradetto Bella in Rosa, che hanno creato in tutto il mondo il mito dello school prom e dei suoi riti. In The Loved Ones c’è tutto: il ballo romantico, la vestizione della donzella, la conquista dell’amato, l'incoronazione a reginetta. Solo che ognuna di queste tappe fisse viene declinata al sadico, virata al sangue. E così i gesti d’amore si fanno spaventose ferite, il fidanzamento diventa lobotomia casalinga e, viceversa, la brutale tortura si trasforma in vezzo infantile, la routine familiare in perversa barbarie. Ora, il film ha successo perché percorre questa strada fino in fondo, senza guardarsi indietro o indugiare da nessuna parte. Anzi il senso d’orrore cresce fino a un’impennata finale (aiuta anche la scelta del regista di annullare le musiche, preferendo brevi suoni o gravi silenzi) che normalmente chiamerei caduta di gusto ma che si dimentica piuttosto facilmente, considerando anche che le torture dipinte nel film sono ispirate ai crimini reali di Jeffrey Dahmer.


Altra potenza del film è lo scavo psicologico a cui i personaggi sono sottoposti. La maniera, sempre in chiave orrifica, di tratteggiare le traiettorie di affetti e azioni umane; una capacità incredibile, quella dell’autore, di incidere in profondità nella polpa dei loro personaggi e, più che raccontarne le storie, farci supporre tutto, immaginare tutto. L’inquietantezza del film è assoluta: le battutine melense scambiate tra il papà e la figliola, l’album dei ricordi di quest’ultima, la sua passione per il dolce rosa... tutto quanto, mescolato, alla strepitosa fotografia che invece esalta squallore e povertà, senza essere meno sontuosamente attenta ai colori. Dunque non solo The Loved Ones è entrato in un sol colpo nella top ten dei migliori horror di sempre; forte delle superlative performances dei suoi protagonisti, della regia d’acciaio, della cinematografia superba, si iscrive a buon diritto fra gli horror miracolosi della mia videoteca personale.


Se ti è piaciuto guarda anche... – Ovviamente Non aprite quella porta (1974) di Tobe Hooper, dunque l’arciclassico Misery non deve morire (1990) di Rob Reiner e poi i più moderno ma ugualmente iconici La casa dei 1000 corpi (2003) di Rob Zombie e Calvaire (2004) di Fabrice Du Welz. Poi è chiaro il legame ai più illustri compari The Woman (2011) di Lucky McKee e Kynodontas (2009) di Giorgos Lanthimos. Altra perla, questa volta francese, è À l'intérieur (2007) di Alexandre Bustillo e Julien Maury mentre viene dai Paesi Bassi la saga di The Human Centipede (2009 e 2011) di Tom Six, vero tour de force dell’orrido.


Scena cult – Padre e figlia che ballano un lento. Allucinatissimo e pauroso.

Canzone cult – Ovviamente la brividosa Not Pretty Enough di Kasey Chambers.

6 commenti:

  1. Una vera sorpresa: lo guardai senza aspettarmi nulla, e invece si rivelò una visione davvero ottima.
    Insieme a Wolf Creek e Lake Mungo, la dimostrazione che l'horror australiano non va assolutamente sottovalutato.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Film immenso, invero. Uno dei migliori horror.

      Elimina
  2. film mitico, e grandioso l'uso della canzone not pretty enough!
    qui c'è la mia ormai vecchia recensione
    http://pensiericannibali.blogspot.it/2011/03/il-partito-dellamore.html

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La Darclight ha fatto alcuni dei film migliori che mi sia capitato di vedere. Guardati 'X', è un noir sconcertante!

      Elimina
  3. Xaviel Samuel..fa solo horror ormai..e a me gli horror non piacciono!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì ma io guardo favorevolmente a tutti gli attori che son belli ma non bellocci. In più lui è anche bravo.

      Elimina

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...