giovedì 30 gennaio 2014

AMERICAN HORROR STORY: COVEN (2013), Ryan Murphy, Brad Falchuck


USA, 2013
Regia: Alfonso Gomez-Rejon, Michael Rymer, Michael Uppendahl, Jeremy Podeswa, Bradley Buecker, Howard Deutch
Cast: Jessica Lange, Sarah Paulson, Taissa Farmiga, Emma Roberts, Evan Peters, Angela Bassett, Gabourey Sidibe, Frances Conroy, Lily Rabe, Kathy Bates, Denis O’Hare, Jaime Brewer
Sceneggiatura: Ryan Murphy, Brad Falchuck, Tim Minear, James Wong, Jennifer Salt, Jessica Sharzer, Douglas Petrie


Trama (im)modesta – New Orleans, giorni nostri. La Miss Robicheaux’s Academy for Exceptional Young Ladies è un’esclusiva scuola privata che nasconde, in verità, una congrega di streghe, le ultime discendenti di Salem. I tempi sono duri, le streghe, decimate dai protiettili d’argento di uomini che danno loro la caccia, sono pochissime, governate da una Suprema, Fiona Goode, che approfitta dei suoi grandi poteri per accrescere il suo potere e la sua bellezza. Ma i tempi stanno maturando, una nuova Suprema sta per sorgere. E più la nuova Suprema cresce in potere, più la vecchia si avvicina alla morte. Ma Fiona Goode non è disposta a lasciare il trono tanto facilmente e si mette alla ricerca dell’immortalità, intromettendosi in una vecchia resa dei conti fra una vecchia donna immortale e la donna che l’ha maledetta: Marie Laveau, la regina del Voodoo di New Orleans...


La mia (im)modesta opinione – No, ancora non ci siamo. Se la prima stagione iniziava alla grande e si sgonfiava sul finale e la seconda stagione risultava parecchio più equilibrata e si concludeva con tre episodi grandiosi che costituivano uno dei finali più toccanti che avessi mai visto sul piccolo schermo, questa terza stagione di American Horror Story abbassa il tono invece di alzarlo, volta alto e poi ricade in basso, realizza un prodotto che ha i suoi momenti di indiscussa forza ma che difetta inevitabilmente dell’energia delle prime due stagioni. La discontinuità fra pura bellezza e assoluta inutilità pare la sua legge.


Pare che il problema sia il solito, lo stesso che affligge tutti i prodotti caratterizzati da uno stile “estremo”: la cristallizzazione dello stile. American Horror Story è uno show fra i più trasgressivi e controcorrente degli ultimi anni, non ha paura di giocare con il sesso, il mind screw a cui solo Lynch ci aveva abituati, l’horror più cupo. Uno show del genere piace per la maniera unica in cui riesce a frullare insieme gli stilemi del proprio genere, rinfrescandoli, dando loro nuova vita. Purtroppo questo non è quello che accade in Coven.


Specialmente dopo Asylum, mi sarei aspettato uno scavo incisivo sui personaggi, un’inventiva fuori dal comune, un’orchestrazione narrativa contorta ma coerente. Le mie aspettative sono state disattese. Ryan Murphy, che pare sempre incapace di trattenersi dall’ingolfare le sue storie con una gay campiness ai limiti dell’umano, trasforma uno show di alta qualità in uno sciapo e vagamente trash dramma da liceo il cui unico scopo pare ammucchiare, battuta dopo battuta, fino alla nausea, tutti i giochi di parole che includono la parola “bitch”. È davvero questo il meglio che sa fare?


Murphy aveva annunciato che, dopo il nichilismo estremo di Asylum, questo Coven sarebbe stato più leggero e disimpegnato. Ma c’erano mille modi di condire una trama horror con humor nero senza rovinarla come è stato fatto. Il ricorso ossessivo al trucchetto della risurrezione dei personaggi, la morte e il ritorno di tutti dal regno dei trapassati, uccidono l’entusiasmo dello spettatore, tolgono coraggio e spina dorsale a una storia che, basicamente, può essere rappresentata come una gara fra cinque bionde superficiali a chi è più favolosa e cattiva. Insomma, una noia mortale.


Tracollo definitivo dell’entusiasmo è l’apparizione di una invecchiatissima, stonatissima e inutilissima Stevie Nicks, che spera, riesumando se stessa in televisione, di riesumare anche la sua carriera. In certi momenti mi è parso di guardare Glee, piuttosto che American Horror Story. Dove è finito lo spavento? Dove stanno le stranezze bizzarre, le cameriere fantasma, i fantasmi vestiti di lattice, le suore possedute dal demonio, gli angeli della morte in tailleur nero e ali di ordinanza? Tutto scomparso, tutto andato. Rimane solo la noia, insieme anche a una certa irritazione.


Bravissimi tutti gli interpreti, ma incredibilmente sprecati. Tranne Emma Roberts, Angela Bassett e Patti LuPone, non c’è attore che abbia una parte che gli competa e che si meriti. Jessica Lange fa essenzialmente la bastarda, Sarah Paulson si piange essenzialmente addosso, Taissa Farmiga ed Evan Peters sono spaesati, mal sfruttati. E sappiamo tutti quanto sia bravo Evan Peters, uno degli interpreti più dotati di tutto il piccolo schermo. Non citiamo Kathy Bates, bravissima, che solo grazie alla sua bravura riesce a rendere un minimo  credibile uno dei personaggi peggio scritti dell’intera storia televisiva.


Ma, come ho detto, alla serie non mancano i suoi momenti forti. Momenti che, purtroppo, non sanno cancellare l’amaro dalla bocca. È un po’ come se di American Horror Story si fosse conservata solo la vuota facciata, depauperata di contenuti e profondità, privata persino dell’horror in favore di una scadente commedia nera che, al massimo, può vantarsi di una validissima messinscena e di ottimi interpreti, rovinati semplicemente da un team di autori profondamente incompetente. Murphy ci rassicura, dice che la prossima stagione tornerà sui toni foschi di Asylum


Con le mie critiche però (è necessario che chiarifichi) non voglio comunque sminuire il valore che lo show di Murphy ha implicitamente. Per quanto incoerente e confuso, per quanto inferiore alle precedenti stagioni, Coven rimane comunque avanti a quasi tutti gli altri show, un'asticella di salto in alto posizionata oltre i limiti pensabili della televisione comune. E se suono irritato, è solo perché credo che, con materiale tanto esplosivo fra le mani, il minimo che si potrebbe fare sarebbe di valorizzarlo, renderlo entusiasmante. Coven è pieno di momenti in puro stile American Horror Story, quello che io lamento è la mediocrità e la confusione che impediscono a uno show bello come questo di assurgere a livelli di perfezione che, per altri, non sarebbero nemmeno possibili. E il finale di Asylum ha dimostrato quanto in alto possa arrivare una serie così.


Se ti è piaciuto guarda anche... – Ovviamente le prime due stagioni, la prima, Murder House (2011), e la spettacolare seconda, Asylum (2012). La serie di culto rimarrà comunque sempre Streghe (1998 – 2006) di Constance M. Burge e Aaron Spelling. Per le vere streghe, quelle che Coven avrebbe potuto citare, citiamo il classico horror Suspiria (1977) di Dario Argento, La seduzione del male (1996) di Nicholas Hytner, il tamarro ma gustosissimo Tamara (2005) di Jeremy Haft e il più autoriale Il mistero del bosco (2006) di Lucky McKee.


Scena cult – L'intero primo episodio (una vera bomba), gli incipit della quarta e dodicesima puntata, il rogo della quarta puntata.

Canzone cult – La mitica Sugarland di Papa Mali, il funky indiavolato di Dr. John in Right Place, Wrong Time e le inquietanti musichette del cameriere fantasma Spaulding.

13 commenti:

  1. Per me è un maledetto capolavoro, una sorpresa ad ogni puntata: sia per le attrici bravissime che per l'incredibile capacità di coniugare atmosfere bimbominkia, trash e horror senza mai scadere nel ridicolo, per non parlare della colonna sonora spaziale.
    E stasera scoprirò chi diamine è la nuova Suprema.

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    1. Certo, la massinscena è assai bella. Ma sono proprio le atmosfere bimbominkia che trasformano il trash-bellezza in trash-schifezza. Ripeto, rimane una serie cult. Ma avrebbero potuto fare assai di meglio.

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  2. Sono d'accordo con te in parte. Per me è stata deludente se la guardo come una serie di Murphy, tutto sommato piacevole sul finale se la guardo come una serie qualsiasi. Un amore- odio strambo.

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    1. Non così strambo. La serie è salvata solo dai momenti di 'awsomeness' e dal fatto che rimane di alta qualità. Purtroppo certi errori che fa sono proprio grossolani.

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  3. a me non dispiace per ora questa terza stagione, quando la Lange e la Bates sono in scena è una goduria, due mostri di bravura.
    Bella e stragnocca Emma Roberts.
    Cmq la prima non l'ho vista, mi ispirava poco, ma la seconda è una bomba, scorretta, blasfema e violentissima, la seconda resta il top

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    1. Le interpreti sono tutte bravissime, né il problema della stagione sono i punti cruciali, quelli da ricordare insomma. Purtroppo sono gli autori a parere confusi, molto confusi.
      La seconda rimane il massimo. Speriamo bene per la quarta.

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  4. Era pertito benissimo, ma questo Coven mi ha deluso tantissimo. Concordo con te. Alcune volte sfiora il ridicolo e quello che ho visto oggi è il finale di stagione più idiota di sempre: grandi personaggi liquidati in maniera troppo scema per essere convincente. La Lange è magnetica, la Bathes è brava ma ha un ruolo ritagliato malissimo, la Robers - per me - è la rivelazione della serie. La migliore stagione rimane la seconda.

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    1. Povera Bates. E io che mi aspettavo un tripudio di sangue in suo onore. Rimane comunque la mitica Annie Wilkies, dopo tutti questi anni!

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  5. mi trovi abbastanza d'accordo, anche se io non sarei così duro, sarà che già le prime due stagioni avevano dei momenti altissimi e degli altri più discutibili.
    l'inizio di coven è una bomba, poi il tutto si sgonfia, con l'episodio finale però sono riusciti a dare una buona quadratura al tutto.
    emma roberts da sola merita poi la visione dell'intera stagione, taissa ed evan in effetti non li hanno sfruttati del tutto dopo l'avvio promettente...
    comunque sì, un po' di delusione c'è.

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    1. Mi spiace essere stato così duro, perché alla fine la serie si fa anche guardare. Ma quello che giusto è giusto, e con Murphy specialmente bisogna essere sempre severi. Concordo sul finale: una giusta conclusione. Viva Emma Roberts!

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